giovedì 21 gennaio 2016

Mr Foote's Other Leg al Theatre Royal Haymarket


Mr Foote's Other Leg, in scena all'Haymarker Theatre fino al prossimo sabato, è tratto dall'omonimo romanzo di Ian Kelly, che ha riadattato il suo libro anche per le scene. La commedia (?) racconta la vita, il successo e la caduta di Sam Foote, un attore, scrittore e produttore poco ortodosso del XVIII secolo. Contrapponendosi al metodo realista e un po' pedante di David Garrick, Foote mette in scena opere satiriche un po' troppo pungenti e versioni riadattate di Shakespeare, tra cui una famigerata versione comica di Otello. Dopo un tragico incidente a cavallo, a Foote viene amputata una gamba e la menomazione si riflette sulla salute mentale dell'uomo. Sam Foote perde il decoro e il contegno e le sue satire diventano via via più mirate e specifiche fino ad inimicarsi membri dell'aristocrazia. Denunciato per sodomia, la nuova caduta di Foote sarà ancora più rovinosa della precedente.

Mr Foote's Other Leg è una commedia drammatica che promette molto e mantiene poco: certo, ci dà uno spaccato del teatro del XVIII secolo e non mancano i momenti interessanti - per non parlare di un paio di battute davvero niente male - ma alla resa dei conti davvero non decolla. La vita di Foote è rocambolesca e interessante, indubbiamente fu un precursore e promotore di certi tipi di intrattenimento (la satira nel censurato teatro dell'epoca, le performances in drag in periodo che preferiva nascondere la sessualità), ma per una commedia di quasi tre ore di materiale su cui lavorare c'è davvero poco e quello che c'è viene usato male.

Simon Russell Beale, uno degli attori più amati del West End, è ottimo nel ruolo di Foote e riesce a rendere alla perfezioni tutte le sfumature del personaggio: la sagacia, il dolore, il trionfo, la follia e l'umiliazione. Si destreggia abilmente tra ricchi abiti femminili e una gamba di legno, rendendo la claudicante fisicità di Foote in modo impeccabile. Ero seduto in prima fila e in una particolare scena del secondo atto, quando Foote minaccia il suicidio sull'orlo del proscenio, vedere quella singola lacrima rotolare giù da una guancia è stato davvero toccante. Quello che fa Beale nel ruolo di Foote è ridare completamente vita a uno dei personaggi dimenticati della storia, con la classe che solo un consumato signore del palcoscenico può avere.

Simon Russell Beale

Il resto del cast è altrettanto valido. Jenny Galloway è una fenomenale Mrs. Garner, l'energica stage manager dell'impresa di Foote che tira avanti la baracca con una straordinaria parlata cockney e maniere brusche e un materne. Frank Barber è un ottimo Micah Balfour, l'ex schiavo giamaicano che assiste Foote nelle sue folli imprese; altrettanto bravi sono Forbes Masson nel ruolo del dottor Hunter e Colin Stinton in quello di Benjamin Franklin.

Joseph Millson è un affascinante David Garrick, l'attore dai sordidi inizi che ha raggiunto la celebrità e la nomea di padre della recitazione. Con carisma, gigioneria e un po' di ipocrisia, Garrick è l'anti-Foote, un uomo di spettacolo che rinnega le origini per reinventarsi come uomo di mondo... e Millson lo fa alla perfezione. Ian Kelly, l'autore della commedia e della biografia a cui è ispirata, è un bravo Giorgio III, pieno di tic e un po' isterico.

Joseph Millson, Dervla Kirwan e Simon Russell Beale

La performance della serata è quella di Dervla Kirwan nel ruolo di Peg Woffington, l'attrice irlandese che condivide l'umile esordio con Foote e Garrick. Peg fa da collante tra i due attori e costituisce il cuore pulsante della commedia, il vero aspetto umano di tutta la vicenda. Con l'adorabile parlata dublinese e spirito di sacrificio, la Peg della Kirwan è una donna indimenticabile e le sue scene di malattia che seguono la diagnosi del cancro sono davvero strazianti.

Mr Foote's Other Leg è un banco di prova per un cast di tutto rispetto, ma purtroppo nulla di più.

lunedì 18 gennaio 2016

Grey Gardens alla Southwark Playhouse


Grey Gardens è un documentario di culto negli Stati Uniti sin dalla sua uscita nel 1975. Racconta della zia e della cugina di Jacqueline Kennedy, Edith ed Edie Bouvier Beale, da grandi signore della società ad aristocratiche decadute. Riadattato in un film con Jessica Lange, Grey Gardens è diventato un musical nel 2006 ed è arrivato a Broadway nel 2007, con un certo successo di critica e di pubblico. Candidato a 10 Tony Award, Grey Gardens era molto noto per la performance della prima donna del musical, Christine Ebersole. La Ebersole interpretava Edith nel primo atto ed Edie nel secondo, ambientato trent'anni dopo, con tutto quello che comporta un duplice ruolo ispirato a personaggi reali: diversa voce, postura e accenti, diversa mente e cuore.

Dopo quasi dieci anni, Grey Gardens arriva al suo debutto europeo alla Southwark Playhouse di Londra, con la regia di Thom Southerland. Nel duplice ruolo di Edith ed Edie Jenna Russell, beniamina del West End, fa faville: la sua è una performance meravigliosa, sia nel primo che nel secondo atto. La sua Edith è una donna affascinante e con la mania (non condivisa dalla famiglia) del canto, capace di carisma e manipolazione. Terrificata dall'idea di restare da sola, Edith manda a monte il fidanzamento della figlia, per poi scoprire che il marito è scappato con la segretaria mettendo fine al matrimonio (e al patrimonio). La Russell è una brava Edith, ma la sua performance tocca l'apice nel secondo atto, quando regala al pubblico un'Edie semplicemente perfetta: ricrea perfettamente l'accento della signorina Beale e non riesce a finire una battuta senza essere sommersa da risate o applausi. Il suo numero all'inizio del secondo atto, The Revolutionary Costume for Today, ha scatenato applausi sin dalla sua entrata sul palco... Ma Edie, nel corso del secondo atto, affronta i suoi demoni di solitudine e dipendenza dalla madre, sfociando in una struggente Another Winter in a Summer Town. E la Russell interpreta alla perfezione tutta la gamma di sentimenti che i suoi personaggi attraversano, in una performance davvero indimenticabile.

Jenna Russell è Little Edie

Edith, la matriarca della famiglia Beale, viene interpretata nel secondo atto da Sheila Hancock, una delle attrici più amate del West End. Nel ruolo dell'anziana Edith con la testa piena di illusioni, la Hancock se la cava egregiamente accanto alla Russell... anche se la voce non è fantastica, le sue versioni di The Cake I Had e Jerry Likes My Corn sono davvero ottime. Molto buono anche il resto del cast, in particolare Rachel Anne Rayham nel ruolo dell'isterica Edie nel primo atto e Aaron Sidwell nel duplice ruolo di Joe Kennedy (nel primo atto) e Jerry (nel secondo). Billy Boyle è il dispotico padre di Edith che si oppone alla velleità artistiche della donna e interpreta il ruolo molto bene, così come Ako Mitchell è un ottimo giardiniere Brooks e Jeremy Legat è il bravo pianista Gould, compagno di scorribande di Edith.

Sheila Hancock e Jenna Russell

Il cast creativo è altrettanto valido, a partire dall'affascinante regia di Thom Southerland, le struggenti scenografie di Tom Rogers e gli ottimi costumi di Jonathan Lipman. Grey Gardens è un meraviglioso musical sul passare del tempo, i sogni infranti, i rimpianti e la memoria, uno spettacolo agrodolce che ci ricorda che, dopo che le nostre speranze se ne sono andate e il futuro non sembra prometterci più niente, qualcosa ci rimane ancora: la famiglia.

½

Audra McDonald al Leicester Square Theatre


Audra McDonald è un nome che è una leggenda a Broadway: dopo aver studiato opera alla prestigiosissima Juilliard School, ha debuttato sulle scene di New York a ventidue anni e nei venti successivi ha vinto sei Tony Awards, più di qualunque altra attrice nella storia di Broadway.

Il suo repertorio è vastistissimo e varia dal musical (Carousel, Sweeney Todd) all'opera (Porgy and Bess), dalla prosa (Master Class, La dodicesima notte) alla televisione (Annie, La forza della mente), dal cinema (Hello Again, Rampant) ai concerti (esibendosi in prestigiosi teatri come la Royal Albert Hall, Carnegie Hall e Teatro Real de Madrid). Ora, per la prima volta in quasi quindici anni, Audra McDonald è tornata a Londra per un concerto al Leicester Square Theatre.

E Audra ha dimostrato il suo immenso talento dal momento in cui entrata in scena: con umiltà, eleganza e ironia si è esibita in numeri iconici e altri meno conosciuti del glorioso repertorio del teatro musicale americano. La squisita scelta di brani ha abbracciato oltre un secolo di storia della musica, da Gershwin a Jule Styne, da Jason Robert Brown a Stephen Sondheim, da Kander & Ebb a Rodgers & Hammerstein, da Irving Berlin ad Adam Gwon. Le bellissime canzoni erano intervallate da racconti dalla sua vita personale e artistica, con abbondante spazio dedicato alla figlia Zoe.

Tanti momenti memorabili, come quando Audra ha invitato il pubblico a cantare con lei I Could Have Danced All Night e Somewhere Over The Rainbow, momenti frizzanti e divertenti che hanno lasciato spazio all'ultima parte del concerto, più seria e drammatica. Audra ha parlato dei diritti degli Afroamericani e dei gay, soffermandosi soprattutto sugli adolescenti che vivono per strada. Questa parte del concerto è stata accompagnata da canzoni come Maybe This Time da Cabaret, Climb Every Mountain da Tutti Insieme Appassionatamente e le commoventissime Go Back Home e I'll Be Here (una canzone dolcissima sull'11 settembre e le famiglie che si sono spezzate quel giorno).

Audra McDonald al Leicester Square Theatre

E' incredibile vedere con che velocità Audra si cali in un personaggio e quanto si riesca ad immedesimare in una parte fino al punto di aver bisogno di qualche momento per riprendersi dopo aver cantato una canzone particolarmente toccante. Audra McDonald è uno dei grandissimi nomi del teatro di Broadway e basta vederla in concerto per capire il perché: anche senza costumi o scenografie, Audra riesce a creare un'intera scena davanti ai tuoi occhi e, anche fuori contesto, le canzoni che canta penetrano nel cuore. Non solo è un soprano straordinario e un'ottima attrice, ma Audra è anche una fantastica intrattenitrice e si ha quasi l'impressione che, più che un concerto, sia stata una serata tra amici.

sabato 16 gennaio 2016

Les Liaisons Dangereuses alla Donmar Warehouse


Tratto dal capolavoro di de Laclos Le relazioni pericolose, Liaisons ha debuttato sulle scene nel 1985 in una gloriosa produzione della Royal Shakespeare Company con il compianto Alan Rickman e Lindsay Duncan. Nel 1988 Stephen Frears ne ha anche realizzato un film premio Oscar con un cast fenomenale che annoverava tra le sue file Glenn Close, John Malkovich, Michelle Pfeiffer, Uma Thurman e Keanu Reeves. Dopo trent'anni, Liaisons è tornato sulle scene londinesi in una nuova versione diretta da Josie Rourke alla prestigiosa Donmar Warehouse

Amanti di un tempo, la Marchesa de Merteuil e il Visconte de Valmont ora gareggiano insieme in giochi di vendetta e seduzione. La Merteuil incita Valmont a corrompere la giovanissima Cecile de Volanges prima della sua notte di nozze, ma il Visconte è costretto a rifiutare, essendosi già posto un altro obiettivo: sedurre la casta e virtuosa Madame de Tourvel. Ma giocando con le reputazioni altrui, i due cinici aristocratici finiscono per scoprire che neanche le loro sono del tutto al sicuro.

Dramma raffinato ed elegante, Liaisons si avvale appieno dello splendido cast per realizzare un sofisticato gioco di amore e morte costruito con battute taglienti come lame. Janet McTeer, al suo ritorno sulle scene londinesi dopo oltre dieci anni, è una statuaria Marchesa dalla voce suadente e dal fascino incrollabile: la sua è una performance complessa e ben costruita, un ottimo alternarsi di sensualità, intrighi machiavellici e rifiuto della sconfitta. Una performance stupenda a tutti gli effetti, dai raffinati movimenti alla voce profonda e sensuale, dai lampi degli occhi all'incrinarsi del volto davanti al fallimento. Dominc West è un elegante Visconte, capace di mostrare sia la sfiacciataggine che la vulnerabilità del personaggio. Elaine Cassidy è una brava Madame de Tourvel, rigida e contenuta nel primo atto, passionale e innamorata nel secondo. La sua performance è resa ancora più notevole dal fatto che si sia unita al cast solo pochi giorni prima del debutto: ha sostituito all'ultimo minuto Michelle Dockery (protagonista di Downton Abbey), che ha scelto di staccarsi dal progetto per assistere il compagno negli ultimi giorni della sua malattia.

Dominic West e Janet McTeer


Molto buono anche il resto del cast, in particolare la fragile Madame de Rosemonde di Una Stubbs ed il goffo ma adorabile cavaliere Danceny di Edward Holcroft (che gode di recente fama a causa della serie TV London Spy). La regia di Josie Rourke collabora perfettamente con gli splendidi costumi e scenografie di Tom Scutt: la Rourke crea un senso di precarietà e imminenza che ricorda al pubblico che tutto quanto, pregi e difetti, verrà presto spazzato via dalla Rivoluzione francese. E, via via che le stanze si fanno più spoglie e le luci più fredde, ai pochi personaggi rimasti non resterà che fare quello che la Merteuil consiglia: continuare con il proprio gioco.

Quella in scena alla Donmar è un'elegante produzione di una raffinatissima opera teatrale magistralmente interpretata  da un cast d'eccezione... Se siene a Londra non perdetevela: mette davvero i brividi.

½