wonder.land al National Theatre
Aly è una ragazzina sola e scontrosa che, dopo il divorzio dei suoi genitori, deve trasferirsi in una nuova scuola. Qui non riesca a fare amicizia con nessuno se non con l'altro emarginato, Luke, e comincia a rifugiarsi nel mondo della tecnologia per sfuggire alla noia e alla solitudine. Capita per caso sul sito wonder.land, un gioco virtuale in cui altri disadattati si rifugiano per sfuggire alla reali o presunte difficoltà delle loro vite. In questo modo, Aly riesce a farsi nuovi amici e l'idillio prosegue finché la perfida preside Manxome non sequestra l'iPhone della giovane protagonista e le ruba l'account di wonder.land per assecondare le sue manie di potere. Scontro generazionale e inevitabile lieto fine per concludere.
Il libretto di Moira Buffini, come potete vedere, è un'accozzaglia di luoghi comuni talmente pacchiana da far rabbrividire e i versi delle canzoni (insignificanti, firmate da Damon Albarn) non sono molto meglio. Una solida regia avrebbe potuto guidare questa nave allo sbando verso acque un po' più tranquille, ma Rufus Norris punta dritto contro gli scogli. Davvero, era talmente cattivo da essere quasi divertente: la trama non si è staccata per un momento dalla lisca di pesce che doveva essere il copione e all'uscita dal teatro non riuscivo a ricordarmi neanche un solo motivetto da fischiettare.
In questa mostruosità ci sono alcuni elementi che si salvano. Anna Francolini è davvero brava nel ruolo di Ms. Manxome e non le sono da meno Carly Bawden (Alice, l'avatar che Aly usa in wonder.land) e Golda Rosheuvel (un'eccellente mamma di Aly). Certo, l'aspetto visivo è davvero spettacolare: bellissimi i costumi, le scenografie e le proiezioni. Ma quando di un musical di quasi tre ore ci si ricordano solo i costumi vuol dire che c'è qualcosa che no va.
★★

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