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lunedì 15 novembre 2021

Giselle alla Royal Opera House


Più che una vera e propria recensione questa è una lettera d'amore per Marianela Núñez, la straordinaria prima ballerina del Royal Ballet. La scorsa settimana l'ha vista impegnata in due repliche di Giselle – le numero 601 e 602 nella storia della compagnia –, in cui ha danzato prima nel ruolo dell'eponima protagonista e poi in quello di Myrtha, la regina delle Villi. Quello della forosetta Giselle è diventato ormai il suo cavallo di battaglia e proprio in questo ruolo tre anni fa aveva celebrato i suoi vent'anni con la compagnia. Ma, come direbbe Enobarbo, 'age cannot wither her' e anno dopo anno la Núñez si riconferma sempre di più come l'erede naturale della prima ballerina assoluta Alessandra Ferri. La sua Giselle non ha la focosità popolana della Osipova, ma brilla di luce propria dal momento in cui entra in scena. Nessuno potrebbe negare che la sua Giselle è probabilmente la figlia illegittima di un aristocratico, tanto regalmente si muove sul palco, tanto raffinata e la sua postura, ogni gesto e ogni movenza. Come hanno notato i critici, ormai la ballerina è a quel punto della sua carriera in cui ogni passo, per quanto intricato e frutto di anni di studi e lavoro, sembri ormai naturale ed eseguito senza sforzi: la danza è la lingua madre della Núñez, che la parla con una maestria difficile da imitare o eguagliare da chi le sta intorno.

Il suo storico partner Vadim Muntagirov è Albrecht e ciò non sorprende, dato che pochi altri riuscirebbero a tenerle testa per tecnica e stile. Muntagirov riesce a combinare virtuosismo e modestia, danzando con grande stile ma senza pavoneggiarsi. La sua è una performance particolarmente convincente nel primo atto, quando delinea un Albrecht ironico e affettuoso, leggero e che non prende nulla troppo sul serio. La grande alchimia con la Núñez regala uno splendido primo atto, coronato dalla scena della pazzia di Giselle: qui la prima ballerina argentina combina grande tecnica e una recitazione di grande intensità per delineare il ritratto di una mente fratturata. Risorgerà dopo l'intervallo come il più etereo degli spiriti, che con grazie e coraggio darà la forza all'uomo che le ha spezzato il cuore di superare la prova delle Villi. L'amore della sua Giselle trascende la morte e il suo candore dona grazia e perdono non sono ad Albrecht, ma a tutto il pubblico.

Marianela Núñez è Giselle

Un paio di sere dopo la ballerina ritorna in grande stile a Covent Garden non più come amante, ma come aguzzina di Albrecht. Nel ruolo di Myrtha, la regina delle Villi, la Núñez colpisce ancora una volta per la naturalezza e la precisione del suo stile, ma ancora una volta è la sua recitazione a darle quel qualcosina in più che non si può insegnare né imparare. La sua Myrtha nasconde dietro a una rigidità glaciale una natura più profonda, il ricordo di quando è stata umana. Quando Giselle – una splendida Yasmine Naghdi, elegante ed espressiva – le si para davanti per proteggere Albrecht – l'eccellente Matthew Ball (Swan Lake), in ottima forma – la Núñez indietreggia coprendosi il volto. Questo gesto, imitato da tutte le Villi, fa naturalmente parte della coreografia di Peter Wright, ma la ballerina argentina gli infonde un significato profondo: non indietreggia come Dracula davanti a un crocifisso, ma ricorda la regina delle nevi di Andersen, il cui algido cuore si scioglie davanti alla vista dell'amore. Quando Giselle danza per salvare Albrecht, la sua Myrtha si volta a guardarle con la coda dell'occhio e, quando lo fa, la sua postura di ammorbidisce momentaneamente. Le Villi, del resto, sono spiriti di donne morte prima del matrimonio, uccise dal tradimento degli uomini che avevano giurato loro eterno amore: la Myrtha della Núñez ha degli sprazzi di umanità che emergono, forse dopo secoli, tra le gelide membra da regina. Guardando Albrecht e Giselle, lei sembra rammentare il suo amore passato e perduto. Quando le campane risuonano per segnalare l'alba e, di conseguenza, la fine del suo potere su Albrecht, il volto della Núñez è attraversato da un'espressione di sollievo, come se uccidere il conte non fosse tanto il suo desiderio, quanto più il suo dovere. Imprigionata in un ruolo innaturale e sovrannaturale, Myrtha lancia un ultimo sguardo ai due amanti prima di sparire tra i primi raggi dell'alba: il miracolo di Giselle non è stato salvare Albrecht, ma ricordare alla regina delle Villi che, un tempo, anche lei aveva un cuore.

Matthew Ball (Albrecht) e Yasmine Naghdi (Giselle)


Accanto a questi cinque grandi interpreti, il cast che si affolla intorno a loro completa delicatamente la storia. Nella replica dell'8 novembre si è distinto particolarmente il gruppo del pas de six, capitanato dall'eccellente William Bracewell, fresco di uno straordinario debutto come Romeo nel balletto di Kenneth MacMillan. Molto bravo anche Luca Acri, che ha rimpiazzato Lukas B. Brændsrød nel ruolo di Hilarion: laddove il secondo è prestante e virile, il primo colpisce per il suo aspetto più fanciullesco e la grande rapidità dei movimenti, regalando un ritratto del personaggio più gentile e che ne rende la morte ancora più tragica. Nella replica del 10 novembre è invece Joseph Sissens a rubare la scena durante il pas de six, ma la vera novità è quella portata da Ball. Dei quattro Albrecht visti in queste due settimane, Ball è decisamente il più arrogante e superficiale, tanto che la sua caratterizzazione del personaggio spinge tutti i suoi colleghi ad alterare la propria. In particolare capiamo bene perché la Berthe di Kristen McNally è così restia ad accettare il legame tra la figlia e il giovane, che del resto dà ampia prova della sua superficialità. Quando viene scoperto dagli amici e dalla fidanzata, l'Albrecht di Ball è lesto nel liquidare la situazione come una sciocchezza, e mentre per Reece, Bonelli e Muntagirov è evidente che il conte stia inventando una scusa per giustificarsi, l'Albrecht si Ball sta dicendo la verità e tutta la scena nel villaggio non è stato che un interludio ludico per lui. Anche la morte di Giselle non sembra segnarlo così nel profondo: è turbato e scioccato dal suicidio della giovane, ma è la colpa ad angustiarlo, non la fine di un grande amore. Soltanto nel secondo atto il suo Albrecht maturerà e diventerà uomo, reso tale dall'amore immortale (e non del tutto meritato) che Giselle nutre per lui. La sua è una performance memorabile e quella con la splendida Naghdi è una partnership chiaramente destinata a durare e dare grandi risultati.

In breve. Ogni cast porta qualcosa di nuovo a Giselle, ma anche in mezzo a tutte le eccellenze del Royal Ballet Marianela Núñez si conferma essere il gioiello della corona.

★★★★

venerdì 5 novembre 2021

Giselle alla Royal Opera House


L'allestimento di Sir Peter Wright di Giselle, il balletto romantico per eccellenza, viene riproposto regolarmente a Covent Garden dal suo debutto nel 1985. Non è difficile capire il perché: la messa in scena elegante e tradizionale ci ricorda il motivo per cui Giselle è un classico, mentre le coreografie mettono in bella mostra non solo il talento dei ballerini principali, ma dell'intero corpo di ballo del Royal Ballet.

Giovedì 6 novembre la forosetta innamorata del principe è tornata a danzare alla Royal Opera House per la prima volta dopo il Covid e, per l'occasione, il ruolo della protagonista è stato interpretato ancora una volta da Natalia Osipova. Quando la ballerina russa danzò per la prima volta nella parte di Giselle nel 2014 la critica la osannò come una vera e propria rivelazione: a sette anni di distanza è chiaro che la Osipova verrà ricordata come una delle migliori – o, forse, la migliore – Giselle della sua generazione. Non è solo la sua tecnica impeccabile, forgiata al Bol'šoj, a rendere Osipova così memorabile nel ruolo della protagonista, ma la passione di cui investe il personaggio. La sua Giselle potrà anche essere una contadinella, ma brucia di una passione intensa con cui tinge ogni gesto e movenza. Ci si sente quasi a disagio a vederla accarezzare così voluttuosamente il mantello di Bathilde e i suoi sentimenti per Albrecht sono così evidenti e divoranti che neanche ci chiediamo perché si suicida per aver perso un uomo conosciuto mezz'ora prima. Tecnicamente perfetta, atletica e aggraziata, Osipova è impeccabile sia come contadina che come spirito e la scena della pazzia, così come le intense scene finali, valgono a sole il prezzo del biglietto.

Reece Clark e Natalia Osipova

Il cast intorno a lei, del resto, non è da meno. Il suo Albrecht è il primo solista gallese Reece Clark, con cui aveva già danzato prima del lockdown. Giselle conferma che la loro partnership è destinata a diventare un sodalizio artistico molto proficuo e i due in scena fanno scintille. Clark la eguaglia nella solidissima preparazione tecnica, anche se emotivamente non è ancora al suo livello. L'Albrecht di Clark è perfettamente riuscito come aristocratico arrogante e scanzonato nelle prime scene, ma il finale non riesce del tutto a raggiungere quel picco tragico di perdita e sofferenza che dovrebbe concludere il balletto. Però glielo si perdona volentieri ed è difficile ricordare che questo era il debutto di Clark nel ruolo. Nei ruoli da comprimari spiccano l'Hilarion di Lukas Bjørneboe Brændsrød e la Myrtha di Mayara Magri: il primo colpisce perché – per una buona volta – per grazie e bellezza il suo personaggio è un vero e proprio rivale di Albrecht, mentre la seconda (anche lei al suo debutto nella parte) è una regina delle Villi particolarmente eterea.

Federico Bonelli e Lauren Cuthbertson

Venerdì sera invece è andata in scena la replica numero 660 di questo allestimento, con i primi ballerini Luren Cuthberston e Federico Bonelli nei ruoli degli sfortunati amanti. La rappresentazione segna il ritorno a Covent Garden della Cuthberston dopo la nascita della figlia Peggy e per quanto rimpiazzare la Osipova possa essere una prospettiva spaventosa, la ballerina si fa onore. Fisicamente la Cuthbertson non ha le doti straordinarie della sua collega russa, ma rimane comunque una solidissima ballerina che si è spesso distinta per il suo grande talento recitativo e l'umanità di cui riveste i suoi personaggi. Se durante il primo atto non ha tante occasioni per brillare – che invece la Osipova è riuscita accuratamente a ritagliarsi – è nel secondo atto che la sua Giselle splende con più intensità. La sua Giselle non è solo molto ben riuscita da un punto di vista tecnico durante le estenuanti coreografie delle ultime scene, ma riesce ad incarnare profondamente lo spirito di sacrificio, la generosità e l'amore per il suo principe: la sua Giselle non è mai commovente come quando culla tra le proprie braccia lo stremato Albrecht. Il quarantatreenne Bonelli non sarà lontanissimo al ritiro, ma continua a dimostrarsi un ballerino eccezionale e un partner di rara sensibilità. Al contrario di Clark, Bonelli porta gravitas e pathos nelle scene finali e l'ultimo pas de deux commuove in un modo in cui la replica di giovedì non è riuscita. La trentina di Entrechat Six perfettamente riusciti ci ricorda inoltra che di tecnica e vigore ne ha ancora da vendere: Edward Watson (The Dante Project) si è appena ritirato e speriamo che Bonelli non lo raggiunga presto nel dare l'addio alle scene.

Il corpo di ballo


Venerdì sera Annette Buvoli ha sostituito all'ultimo momento Claire Calvert ne lruolo di Myrtha: anche per la Buvoli si tratta di un debutto, decisamente riuscitissimo. La sua regina della Villi non è soltanto eterea, ma ha anche quell'inflessibile durezza che alla Magri mancava. Nonostante il grande talento dei protagonisti, come spesso accade in Giselle, sono le Villi che rubano la scena: il corpo da ballo del Royal Ballet stupisce ancora una volta con una quarantina di ballerine che si muovono con grazia, precisione e perfetta sincronia. Se l'ultima cosa che vedono prima di annegare è il talento delle ballerine del Royal Ballet, allora le vittime delle Villi non si possono lamentare più di tanto.

In breve. Due diversi cast con le rispettive forze e debolezze fanno rivivere con successo il balletto romantico per definizione.

★★★★

domenica 22 gennaio 2017

Giselle al London Coliseum


Giselle è il balletto romantico per eccellenza e da oltre centosettant'anni registra grandi successi nei teatri di tutto il mondo. Dopo una claudicante produzione autunnale, il London Coliseum ospita una classicissima Giselle coreografata da Mary Skeaping ed eseguita dall'English National Ballet.

Giselle è una forosetta che si innamora del bell'Albrecht, senza sapere che il ragazzo è in realtà il giovane duca e che è fidanzato. Quando il geloso guardiacaccia smaschera l'aristocratico, Giselle impazzisce e muore. Le Villi, vendicative fate dei boschi, accolgono lo spirito della fanciulla tra le loro schiere e costringono gli uomini a danzare fino alla morte per sfinimento. Ma quando Albrecht si presenta alla tomba dell'amata, Giselle intercede per lui presso le Villi e, al rifiuto delle creature dei boschi, danza con il duca e lo sostiene per tutta la notte. All'alba le Villi si devono ritirare e Albrecht è salvo.

Le tradizionali coreografie della Skeaping sono ormai associate a Giselle e, spaziando tra l'etereo e il bucolico, catturano in pieno lo spirito del balletto. Particolarmente ben riuscito è il secondo atto, con le lunghe sequenze delle Villi, l'assolo della loro regina Myrtha (una stupenda Alison McWhinney) ed il fantastico pas de deux di Albrecht e Giselle. Le musiche di Adolphe Adam non sono particolarmente memorabili, ma funzionali e sempre pronte a sottolineare l'azione con pathos e garbo, soprattutto quando eseguite dal vivo da un'orchestra del calibro dell'English National Ballet Philharmonic. Contribuiscono a questo allestimento tradizionalissimo le luci ocra di David Mohr e i bei costumi di David Walker: questa Giselle non offre nulla che non sia già stato visto un'infinità di volte, ma quando lo fa così bene perché lamentarsene?

César Corrales (Albrecht) durante le prove con Irek Mukhamedov 

Elisa Badenes è una bravissima Giselle, timida ed elegante, che con la sua grazia innata e robusta tecnica porta tantissimo alla parte. César Corrales, da poco un solista dell'English National Ballet, è uno splendido Albrecht e il suo assolo mentre le Villi lo tormentano è da mozzare il fiato. Bravo anche il guardiacaccia di Fabian Reimar e ottima Rira Kanehara, la ballerina del villaggio. Il suo compagno del celebre pas de deux del primo atto è Guilherme Menezes, bravissimo negli assoli, un po' meno quando deve essere sincronizzato con la partner.

In breve. Allestimento tradizionale e splendidamente riuscito del balletto per eccellenza.

★★★★