giovedì 18 febbraio 2016

Mrs Henderson Presents al Noël Coward Theatre


Dopo un certo periodo di prova a Bath, il musical Mrs Hendersen Presents - tratto dal film di Stephen Frears Lady Henderson Presenta - ha appena debuttato nel West End, con una colonna sonora di George Fenton e Simon Chamberlin, versi di Don Black e libretto di Terry Johnson.

Alla vigilia della seconda guerra mondiale, l'eccentrica vedova Laura Henderson acquista il Windmill Theatre di Londra per mettere in scena un ambizioso progetto, una versione inglese del Moulin Rouge. Ma, per motivi di censura, le ragazze possono apparire nude sulla scena solo se restano completamente immobili e spacciano la loro performance per una sorte di tableau vivant. Allo scoppio della guerra, lo spettacolo della signora Henderson e del burbero direttore artistico, il signor Vivian Van Damm, è ancora un successo, ma i bombardamenti a tappeto su Londra portano lo show sull'orlo del baratro...

Lo devo ammettere, Lady Henderson presenta è una delle mie commedie preferite. Vuoi perché adoro Stephen Frears, vuoi perché Judi Dench è la mia attrice preferita, vuoi perché è una commedia esilarante e a tratti toccante. Quindi immaginatevi la mia delusione dopo aver visto lo spettacolo! Il musical è, in una parola, blando. Il secondo atto, in particolare, soffre di grossi tagli della trama originale: due eventi significativi sono stati omessi, tra cui la morte di uno dei protagonisti e un magnifico discorso di Mrs. Henderson sul perché ha voluto gettarsi a capofitto in questo tipo di impresa. Queste assenze si fanno pesare, dato che eliminano un qualsivoglia arco drammatico o sviluppo emotivo all'interno dello show. Per compensare le lacune drammaturgiche, qualcuno ha pensato bene di aggiungere un nuovo personaggio, una storta di clown/comico da burlesque con un repertorio già trito ai tempi della vera Mrs. Henderson. L'antipatia del pubblico per questo personaggio è palpabile, è davvero un trionfo di occasioni mancate: nella penultima scena il clown chiede un applauso del pubblico e solo una dozzina di persone hanno battuto le mani... davvero imbarazzante. Per non parlare del fatto che ogni tanto il clown si occupava di sintetizzare eventi  che non accadevano in scena a spiegare il contesto storico (del resto si sa, con tutte le volte che Londra è stata bombardata è importante ricordare che quella volta la colpa era dei nazisti...).

Tracie Bennett

Il primo atto scivola e va senza che nessuna canzone abbia lasciato il segno, se non (forse) il penultimo numero, in cui Vivian (ebreo) commenta l'ascesa del nazismo. Il numero che conclude il primo atto, un inno all'indomabilità del Regno Unito, ha scatenato una reazione più entusiasta nel tiepido pubblico, ma sospetto che fosse più patriottismo che apprezzamento. Il secondo atto è emotivamente più denso, ma drammaticamente anche meno coeso del primo. C'è una bella canzone di Maureen, la primadonna dello spettacolo, e poi un caotico numero che assicura il pubblico che il Windmill non chiuderà mai. Sipario.

Il grosso, grosso problema dello spettacolo è da imputare al team creativo: i due compositori (mai un buon segno) hanno scritto una colonna sonora che non è certo brutta, ma nemmeno memorabile o incisiva. Ogni canzone segue la precedente, sono funzionali ma nulla di più. Il libretto sembra scritto da qualcuno che non ha la minima idea di come tenere in piedi uno spettacolo e quando la struttura è fragile niente può davvero funzionare.

Il cast non è neanche male, ma non può certo salvare lo show dalla povertà del contenuto. Ian Bartholomew è un solido Vivian, ma il suo personaggio è forse quello che soffre di più della piattezza del libretto: Bartholomew fa quello che può e lo fa piuttosto bene. Emma Williams offre la performance migliore della serata nel ruolo di Maureen, la ragazza acqua e sapone che diventa la star inaspettata del varietà. La Williams ha una voce fantastica che sfoggia nell'unica bella canzone dello spettacolo, "If Mountains Were Easy To Climb", ed è anche un'ottima attrice. Il suo personaggio è l'unico ad affrontare una crescita emotiva e personale ed Emma ricopre il ruolo con grazia e competenza; il problema del materiale si fa sentire di nuovo, se il testo fosse stato un po' più ispirato anche la performance di Emma avrebbe potuto essere più memorabile. Jamie Foreman è Arthur il clown e di lui meno si parla, meglio è. Samuel Holmes è Bertie, l'unico uomo della compagnia di Mrs. Henderson: il suo personaggio è un concentrato di stereotipi, ma Holmes è bravo e simpatico. Lo stesso vale per il Lord Cromer di Robert Hands, costretto ad essere il protagonista del peggior numero di tutto lo spettacolo. Matthew Malthouse è un bravo e tenero Eddie, l'amore di Maureen, recita, canta e balla bene, ma il personaggio è piatto come tavola e, di nuovo, non c'è niente che l'attore possa fare per brillare.

Emma Williams

Arriviamo ora al cuore dello show, Mrs. Henderson, interpretata dalla veterana del West End Tracie Bennett (Kings of Broadway). Ora, Tracie è un'attrice di prima categoria, un'ottima cantante e un'eccellente interprete di ogni lavoro in cui abbia mai recitato: le sue performances indimenticabili le hanno portato il successo sui palchi di Londra e Broadway, ha vinto due Laurence Olivier Award, un Drama Desk ed è stata candidata ad altri premi importanti, tra cui il Tony Award. Gli inglesi hanno una parole per quello che è successo a Tracie Bennett in questo musical: "miscast", l'attrice sbagliata per il ruolo sbagliato. Non so se la colpa sia sua o della regia (mediocre, di Terry Johnson), ma il suo personaggio è tutto quello che Mrs. Henderson non dovrebbe essere. Laura Henderson era una facoltosa e raffinata vedova, una donna straordinariamente intraprendente e avanti coi tempi, ma anche una madre che aveva perso il suo unico figlio durante la Prima Guerra Mondiale. Judi Dench la interpretava con la classe che la contraddistingue, ma anche con una esilarante vena caustica. Tracie, complice il libretto, interpreta il personaggio come se fosse la tenutaria di un postribolo: con il suo accento cockney e i modi bruschi, la sua Mrs. Henderson è tutto tranne che una lady. Senza tirare in ballo il fatto che ora la voce sembri la pubblicità sui rischi del fumo sulla salute, la Laura di Tracie non trova mai un'occasione per brillare e questo Mrs. Henderson Presents diventa un treno su binari sbilenchi purtroppo privato di una locomotiva salda. 

Ora, per essere giusto, bisogna riconoscere al musical i propri meriti. Le scene di nudo sono fatte con buon gusto e garbo, senza calcare i toni, ma presentate con naturalezza e semplicità. E questa davvero non è un'impresa da poco, bisogna riconoscerlo. Tuttavia, Mrs. Henderson Presents è un esempio di come un team creativo inesperto possa rovinare una bella storia con mosse maldestre e deludenti, riducendo quello che poteva essere il musical dell'anno in un vero e proprio flop.

½

giovedì 11 febbraio 2016

Hand to God al Vaudeville Theatre


Hand to God è una delle ultime gemme del teatro di prosa di Broadway e una delle poche commedie a venire da New York a Londra e non viceversa. Debuttato a Broadway nell'aprile del 2015, Hand to God è rimasta in cartellone per più di trecento repliche ed è valsa la candidatura a un prestigioso Tony Award al suo autore, Robert Askins.

Cypress, Texas. Jason è uno studente timido e curioso che trova una valvola di sfogo per la sua creatività in un corso per burattinai nella chiesa locale. Con un vecchio calzino, Jason realizza un pupazzo, Tyrone, che però sviluppa una propria personalità via sia sempre più violenta e crudele. E, mentre l'influenza di Tyrone su Jason cresce di minuto in minuto, Hand to God affronta i temi della fragile natura della fede, della morale e dei nostri vincoli etici.

Hand to God è una delle migliori commedie che ho visto negli ultimi anni, assolutamente esilarante e profonda, dissacrante e geniale. Il modo in cui esplora il rapporto madre-figlio, il superamento del lutto (il padre di Jason è morto da sei mesi), i sentimenti contrastanti di un adolescente, le frustrazioni di una donna non più giovane che si ritrova senza marito e con un figlio problematico, i dubbi di un pastore di mezz'età che vorrebbe qualcuno con cui condividere la propria vita è davvero unico e originale. E poi c'è il dubbio di fondo: Tyrone è davvero il diavolo o una parte della personalità scissa di Jason, la parte in cui il ragazzo ha riversato tutta la rabbia, la solitudine e il dolore?

La scrittura do Askins è densa e irriverente, mira al cuore di ognuno dei suoi personaggi e ne esplora la natura con ironia e sensibilità. Harry Melling (Harry Potter) è semplicemente fenomenale nel ruolo di Jason/Tyrone: non solo è bravissimo nel ruolo del goffo adolescente, ma è anche talmente abile a manovrare il pupazzo da farti dimenticare che è solo un oggetto di stoffa. Il modo in cui la sua voce cambia quando parla come Jason e quanto parla come Tyron dimostra doti recitative tutt'altro che comuni, specialmente considerando che anche quando parla come Tyron le sue espressioni facciali e il linguaggio del corpo sono quelle di un timido ragazzo spaventato che sta comunicando con un'entità presumibilmente demoniaca. La sua è una performance dinamica e potente, un vero tour de force per un attore.

Altrettanto brava è Janie Dee (Kings of Broadway) nel ruolo di Margery, la mamma di Jason. A sei mesi dalla morte del marito, Margery riempe le proprie giornate insegnando ai ragazzi della chiesa come manovrare burattini e si ritrova inaspettatamente oggetto dell'amore del pastore e della passione di Timothy, uno dei ragazzi. Janie porta alla luce magnificamente tutte le sfaccettature del suo personaggio, la devota cristiana, la donna in crisi, la madre disperata, la vedova con i sensi di colpa, la ninfomane repressa. Forse anche più di Jason, è Margery quella con le due personalità: la facciata della casalinga e madre perfetta e la natura più intima della crisi umana e spirituale, del desiderio soffocato e del bisogno di qualcosa di più grande.

Jason (Harry Melling), Tyrone e Jessica (Jemima Rooper)

E il resto del cast non è affatto da meno. Jemima Rooper (Kinky Boots, One Chance - L'opera della mia vita) è una bravissima Jessica, l'adolescente dalla lingua tagliente di cui Jason è segretamente innamorato. La Rooper è esilarante nella parte e sorprende il pubblico con un'inaspettata carica erotica nel secondo atto, quando cerca di placare Tyone facendolo accoppiare con la sua marionetta, la procace Jolene. Neil Pearson è un ottimo Pastore Greg, il pacato sacerdote che si trova all'improvviso a fronteggiare un presunto  caso di possessione demoniaca. Pearson è un bravo attore e riesce a portare abilmente in scena l'anima del pastore, combattuta tra problemi spirituali e altri più pragmatici, innamorato e deluso da Margery e dall'intera comunità. Il bravissimo Kevin Mains completa il cast nel ruolo di Timothy, il ragazzo scorbutico e prepotente innamorato di Margery. Nascondendo sotto una patina di aggressività problemi come l'alcolismo della madre, Timmy riversa su Margery una passione travolgente e un amore tenero, che la donna userà a proprio vantaggio. E Mains è davvero grande in questo ruolo: Anche se è una parte secondaria, la sua interpretazione non ha nulla da invidiare a quelle di Melling o di Janie Dee.

Hand to God è un vero miracolo teatrale, una di quelle produzioni speciali in cui testo, cast e regia (ottima, firmata da Moritz Von Stuelpnagel) collaborano alla perfezione per creare qualcosa di unico e magico, qualcosa che non dimenticherò tanto presto.

giovedì 4 febbraio 2016

Road Show all'Union Theatre


Road Show è l'ultimo lavoro del geniale compositore statunitense Stephen Sondheim, frutto di una lunga e travagliata gestazione durata quasi dieci anni. Dopo essersi chiamato Bounce, Gold! e Wise Guy, Road Show ha debuttato nella sua forma definitiva a New York nel 2008, prima di approdare a Londra nel 2011. A quattro anni dal debutto inglese, Road Show è tornato sui palchi del fringe in un nuovo allestimento di Phil Willmott in scena all'Union Theatre fino al 5 marzo.

Spronati dal padre nel suo letto di morte, i fratelli Addison e Wilson Mizner si uniscono agli avventurieri della corsa dell'oro in cerca della loro fetta di fortuna. Mentre Addison lavora alacremente, Wilson guadagna una piccola fortuna al gioco e cede i diritti della miniera per una cifra ridicola. Furioso, Addison lascia il fratello in cerca della propria fortuna, non sapendo che le loro strade sono destinate e incrociarsi nuovamente. Dopo aver raggiunto il successo come architetto in Florida e aver trovato l'amore (l'aspirante mecenate Hollis Bessemer), Addison riceve l'inaspettata visita di Wilson, caduto in disgrazia, che gli propone un nuovo, ambizioso progetto: acquistare un lembo di terra e costruire una città, Boca Raton. Le cose vanno bene per un po', ma poi Wilson si abbandona alla sua vena più disonesta e comincia a pubblicizzare Boca Raton con trovate sempre più ingannevoli, questa volta con l'aiuto di Addison. La disonestà dell'amato obbligherà Hollis a chiudere i rubinetti e a lasciare Addison. Da soli, furiosi e di nuovo in rovina, i fratelli Mizner cercheranno un'altra opportunità per raggiungere il loro American Dream, consapevoli del fatto che - tra amore e odio - la loro vita non sarà mai completa senza l'altro.

Road Show è un musical che, nonostante il buon libretto di John Weidman e i raffinati versi di Sondheim, semplicemente non decolla: certo, si capisce quando la vicenda tocca il suo apice narrativo ed emotivo, ma penso che pochi spettatori si siano sentiti davvero coinvolti. La colonna sonora davvero non aiuta, a parte "Gold!" e "The Best Thing That Ever Has Happened" poche canzoni rimangono impresse. Con questo non voglio dire che sia un lavoro scritto male, anzi, il suo difetto principale è forse un'impeccabilità stilistica che lascia poco spazio ai sentimenti: non è arido, ma è poco personale... e per una biografia non è certo un buon punto di partenza.

Howard Jenkins è Addison Mizner

Il cast è di tutto rispetto: Howard Jenkins è un bravo Addison, dolce e romantico, trascurato dalla madre e ansioso di ricevere la propria fetta di attenzioni e amore; è il personaggio per cui tutti tifano e Jenkins lo interpreta con calore e una bella voce. L'opportunista e manipolatore Wilson si avvale delle fattezze e della potente voce di Andre Refig, che riesce a trasformare il personaggio in una simpatica canaglia. Molto bravo Steve Watts nel ruolo di Papà Mizner, il personaggio che dà la stura agli aventi e agisce come una sorta di silenzioso narratore, sempre presente e vigile; il personaggio si trasformerà nell'anziano Addison che scrive le proprie memorie. Joshua LeClaire presta il fisico minuto e l'ottimo timbro tenorile a un Hollis Bessemer un po' carente sul piano recitativo; molto ben riuscita la Mamma Mizner di Cathryn Sherman. Davvero ottima la compagnia, che si barcamena agilmente tra un ruolo e l'altro.

Road Show è uno spettacolo intelligente e ben fatto che si interroga sul rapporto da fratelli, la famiglia, l'etica del lavoro ed il sempre presente Sogno Americano, ma un po' più di sentimento non avrebbe fatto alcun male a questo musical.

½

giovedì 21 gennaio 2016

Mr Foote's Other Leg al Theatre Royal Haymarket


Mr Foote's Other Leg, in scena all'Haymarker Theatre fino al prossimo sabato, è tratto dall'omonimo romanzo di Ian Kelly, che ha riadattato il suo libro anche per le scene. La commedia (?) racconta la vita, il successo e la caduta di Sam Foote, un attore, scrittore e produttore poco ortodosso del XVIII secolo. Contrapponendosi al metodo realista e un po' pedante di David Garrick, Foote mette in scena opere satiriche un po' troppo pungenti e versioni riadattate di Shakespeare, tra cui una famigerata versione comica di Otello. Dopo un tragico incidente a cavallo, a Foote viene amputata una gamba e la menomazione si riflette sulla salute mentale dell'uomo. Sam Foote perde il decoro e il contegno e le sue satire diventano via via più mirate e specifiche fino ad inimicarsi membri dell'aristocrazia. Denunciato per sodomia, la nuova caduta di Foote sarà ancora più rovinosa della precedente.

Mr Foote's Other Leg è una commedia drammatica che promette molto e mantiene poco: certo, ci dà uno spaccato del teatro del XVIII secolo e non mancano i momenti interessanti - per non parlare di un paio di battute davvero niente male - ma alla resa dei conti davvero non decolla. La vita di Foote è rocambolesca e interessante, indubbiamente fu un precursore e promotore di certi tipi di intrattenimento (la satira nel censurato teatro dell'epoca, le performances in drag in periodo che preferiva nascondere la sessualità), ma per una commedia di quasi tre ore di materiale su cui lavorare c'è davvero poco e quello che c'è viene usato male.

Simon Russell Beale, uno degli attori più amati del West End, è ottimo nel ruolo di Foote e riesce a rendere alla perfezioni tutte le sfumature del personaggio: la sagacia, il dolore, il trionfo, la follia e l'umiliazione. Si destreggia abilmente tra ricchi abiti femminili e una gamba di legno, rendendo la claudicante fisicità di Foote in modo impeccabile. Ero seduto in prima fila e in una particolare scena del secondo atto, quando Foote minaccia il suicidio sull'orlo del proscenio, vedere quella singola lacrima rotolare giù da una guancia è stato davvero toccante. Quello che fa Beale nel ruolo di Foote è ridare completamente vita a uno dei personaggi dimenticati della storia, con la classe che solo un consumato signore del palcoscenico può avere.

Simon Russell Beale

Il resto del cast è altrettanto valido. Jenny Galloway è una fenomenale Mrs. Garner, l'energica stage manager dell'impresa di Foote che tira avanti la baracca con una straordinaria parlata cockney e maniere brusche e un materne. Frank Barber è un ottimo Micah Balfour, l'ex schiavo giamaicano che assiste Foote nelle sue folli imprese; altrettanto bravi sono Forbes Masson nel ruolo del dottor Hunter e Colin Stinton in quello di Benjamin Franklin.

Joseph Millson è un affascinante David Garrick, l'attore dai sordidi inizi che ha raggiunto la celebrità e la nomea di padre della recitazione. Con carisma, gigioneria e un po' di ipocrisia, Garrick è l'anti-Foote, un uomo di spettacolo che rinnega le origini per reinventarsi come uomo di mondo... e Millson lo fa alla perfezione. Ian Kelly, l'autore della commedia e della biografia a cui è ispirata, è un bravo Giorgio III, pieno di tic e un po' isterico.

Joseph Millson, Dervla Kirwan e Simon Russell Beale

La performance della serata è quella di Dervla Kirwan nel ruolo di Peg Woffington, l'attrice irlandese che condivide l'umile esordio con Foote e Garrick. Peg fa da collante tra i due attori e costituisce il cuore pulsante della commedia, il vero aspetto umano di tutta la vicenda. Con l'adorabile parlata dublinese e spirito di sacrificio, la Peg della Kirwan è una donna indimenticabile e le sue scene di malattia che seguono la diagnosi del cancro sono davvero strazianti.

Mr Foote's Other Leg è un banco di prova per un cast di tutto rispetto, ma purtroppo nulla di più.

lunedì 18 gennaio 2016

Grey Gardens alla Southwark Playhouse


Grey Gardens è un documentario di culto negli Stati Uniti sin dalla sua uscita nel 1975. Racconta della zia e della cugina di Jacqueline Kennedy, Edith ed Edie Bouvier Beale, da grandi signore della società ad aristocratiche decadute. Riadattato in un film con Jessica Lange, Grey Gardens è diventato un musical nel 2006 ed è arrivato a Broadway nel 2007, con un certo successo di critica e di pubblico. Candidato a 10 Tony Award, Grey Gardens era molto noto per la performance della prima donna del musical, Christine Ebersole. La Ebersole interpretava Edith nel primo atto ed Edie nel secondo, ambientato trent'anni dopo, con tutto quello che comporta un duplice ruolo ispirato a personaggi reali: diversa voce, postura e accenti, diversa mente e cuore.

Dopo quasi dieci anni, Grey Gardens arriva al suo debutto europeo alla Southwark Playhouse di Londra, con la regia di Thom Southerland. Nel duplice ruolo di Edith ed Edie Jenna Russell, beniamina del West End, fa faville: la sua è una performance meravigliosa, sia nel primo che nel secondo atto. La sua Edith è una donna affascinante e con la mania (non condivisa dalla famiglia) del canto, capace di carisma e manipolazione. Terrificata dall'idea di restare da sola, Edith manda a monte il fidanzamento della figlia, per poi scoprire che il marito è scappato con la segretaria mettendo fine al matrimonio (e al patrimonio). La Russell è una brava Edith, ma la sua performance tocca l'apice nel secondo atto, quando regala al pubblico un'Edie semplicemente perfetta: ricrea perfettamente l'accento della signorina Beale e non riesce a finire una battuta senza essere sommersa da risate o applausi. Il suo numero all'inizio del secondo atto, The Revolutionary Costume for Today, ha scatenato applausi sin dalla sua entrata sul palco... Ma Edie, nel corso del secondo atto, affronta i suoi demoni di solitudine e dipendenza dalla madre, sfociando in una struggente Another Winter in a Summer Town. E la Russell interpreta alla perfezione tutta la gamma di sentimenti che i suoi personaggi attraversano, in una performance davvero indimenticabile.

Jenna Russell è Little Edie

Edith, la matriarca della famiglia Beale, viene interpretata nel secondo atto da Sheila Hancock, una delle attrici più amate del West End. Nel ruolo dell'anziana Edith con la testa piena di illusioni, la Hancock se la cava egregiamente accanto alla Russell... anche se la voce non è fantastica, le sue versioni di The Cake I Had e Jerry Likes My Corn sono davvero ottime. Molto buono anche il resto del cast, in particolare Rachel Anne Rayham nel ruolo dell'isterica Edie nel primo atto e Aaron Sidwell nel duplice ruolo di Joe Kennedy (nel primo atto) e Jerry (nel secondo). Billy Boyle è il dispotico padre di Edith che si oppone alla velleità artistiche della donna e interpreta il ruolo molto bene, così come Ako Mitchell è un ottimo giardiniere Brooks e Jeremy Legat è il bravo pianista Gould, compagno di scorribande di Edith.

Sheila Hancock e Jenna Russell

Il cast creativo è altrettanto valido, a partire dall'affascinante regia di Thom Southerland, le struggenti scenografie di Tom Rogers e gli ottimi costumi di Jonathan Lipman. Grey Gardens è un meraviglioso musical sul passare del tempo, i sogni infranti, i rimpianti e la memoria, uno spettacolo agrodolce che ci ricorda che, dopo che le nostre speranze se ne sono andate e il futuro non sembra prometterci più niente, qualcosa ci rimane ancora: la famiglia.

½

Audra McDonald al Leicester Square Theatre


Audra McDonald è un nome che è una leggenda a Broadway: dopo aver studiato opera alla prestigiosissima Juilliard School, ha debuttato sulle scene di New York a ventidue anni e nei venti successivi ha vinto sei Tony Awards, più di qualunque altra attrice nella storia di Broadway.

Il suo repertorio è vastistissimo e varia dal musical (Carousel, Sweeney Todd) all'opera (Porgy and Bess), dalla prosa (Master Class, La dodicesima notte) alla televisione (Annie, La forza della mente), dal cinema (Hello Again, Rampant) ai concerti (esibendosi in prestigiosi teatri come la Royal Albert Hall, Carnegie Hall e Teatro Real de Madrid). Ora, per la prima volta in quasi quindici anni, Audra McDonald è tornata a Londra per un concerto al Leicester Square Theatre.

E Audra ha dimostrato il suo immenso talento dal momento in cui entrata in scena: con umiltà, eleganza e ironia si è esibita in numeri iconici e altri meno conosciuti del glorioso repertorio del teatro musicale americano. La squisita scelta di brani ha abbracciato oltre un secolo di storia della musica, da Gershwin a Jule Styne, da Jason Robert Brown a Stephen Sondheim, da Kander & Ebb a Rodgers & Hammerstein, da Irving Berlin ad Adam Gwon. Le bellissime canzoni erano intervallate da racconti dalla sua vita personale e artistica, con abbondante spazio dedicato alla figlia Zoe.

Tanti momenti memorabili, come quando Audra ha invitato il pubblico a cantare con lei I Could Have Danced All Night e Somewhere Over The Rainbow, momenti frizzanti e divertenti che hanno lasciato spazio all'ultima parte del concerto, più seria e drammatica. Audra ha parlato dei diritti degli Afroamericani e dei gay, soffermandosi soprattutto sugli adolescenti che vivono per strada. Questa parte del concerto è stata accompagnata da canzoni come Maybe This Time da Cabaret, Climb Every Mountain da Tutti Insieme Appassionatamente e le commoventissime Go Back Home e I'll Be Here (una canzone dolcissima sull'11 settembre e le famiglie che si sono spezzate quel giorno).

Audra McDonald al Leicester Square Theatre

E' incredibile vedere con che velocità Audra si cali in un personaggio e quanto si riesca ad immedesimare in una parte fino al punto di aver bisogno di qualche momento per riprendersi dopo aver cantato una canzone particolarmente toccante. Audra McDonald è uno dei grandissimi nomi del teatro di Broadway e basta vederla in concerto per capire il perché: anche senza costumi o scenografie, Audra riesce a creare un'intera scena davanti ai tuoi occhi e, anche fuori contesto, le canzoni che canta penetrano nel cuore. Non solo è un soprano straordinario e un'ottima attrice, ma Audra è anche una fantastica intrattenitrice e si ha quasi l'impressione che, più che un concerto, sia stata una serata tra amici.

sabato 16 gennaio 2016

Les Liaisons Dangereuses alla Donmar Warehouse


Tratto dal capolavoro di de Laclos Le relazioni pericolose, Liaisons ha debuttato sulle scene nel 1985 in una gloriosa produzione della Royal Shakespeare Company con il compianto Alan Rickman e Lindsay Duncan. Nel 1988 Stephen Frears ne ha anche realizzato un film premio Oscar con un cast fenomenale che annoverava tra le sue file Glenn Close, John Malkovich, Michelle Pfeiffer, Uma Thurman e Keanu Reeves. Dopo trent'anni, Liaisons è tornato sulle scene londinesi in una nuova versione diretta da Josie Rourke alla prestigiosa Donmar Warehouse

Amanti di un tempo, la Marchesa de Merteuil e il Visconte de Valmont ora gareggiano insieme in giochi di vendetta e seduzione. La Merteuil incita Valmont a corrompere la giovanissima Cecile de Volanges prima della sua notte di nozze, ma il Visconte è costretto a rifiutare, essendosi già posto un altro obiettivo: sedurre la casta e virtuosa Madame de Tourvel. Ma giocando con le reputazioni altrui, i due cinici aristocratici finiscono per scoprire che neanche le loro sono del tutto al sicuro.

Dramma raffinato ed elegante, Liaisons si avvale appieno dello splendido cast per realizzare un sofisticato gioco di amore e morte costruito con battute taglienti come lame. Janet McTeer, al suo ritorno sulle scene londinesi dopo oltre dieci anni, è una statuaria Marchesa dalla voce suadente e dal fascino incrollabile: la sua è una performance complessa e ben costruita, un ottimo alternarsi di sensualità, intrighi machiavellici e rifiuto della sconfitta. Una performance stupenda a tutti gli effetti, dai raffinati movimenti alla voce profonda e sensuale, dai lampi degli occhi all'incrinarsi del volto davanti al fallimento. Dominc West è un elegante Visconte, capace di mostrare sia la sfiacciataggine che la vulnerabilità del personaggio. Elaine Cassidy è una brava Madame de Tourvel, rigida e contenuta nel primo atto, passionale e innamorata nel secondo. La sua performance è resa ancora più notevole dal fatto che si sia unita al cast solo pochi giorni prima del debutto: ha sostituito all'ultimo minuto Michelle Dockery (protagonista di Downton Abbey), che ha scelto di staccarsi dal progetto per assistere il compagno negli ultimi giorni della sua malattia.

Dominic West e Janet McTeer


Molto buono anche il resto del cast, in particolare la fragile Madame de Rosemonde di Una Stubbs ed il goffo ma adorabile cavaliere Danceny di Edward Holcroft (che gode di recente fama a causa della serie TV London Spy). La regia di Josie Rourke collabora perfettamente con gli splendidi costumi e scenografie di Tom Scutt: la Rourke crea un senso di precarietà e imminenza che ricorda al pubblico che tutto quanto, pregi e difetti, verrà presto spazzato via dalla Rivoluzione francese. E, via via che le stanze si fanno più spoglie e le luci più fredde, ai pochi personaggi rimasti non resterà che fare quello che la Merteuil consiglia: continuare con il proprio gioco.

Quella in scena alla Donmar è un'elegante produzione di una raffinatissima opera teatrale magistralmente interpretata  da un cast d'eccezione... Se siene a Londra non perdetevela: mette davvero i brividi.

½