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domenica 31 ottobre 2021

'Night Mother all'Hampstead Theatre


Quasi quarant'anni fa 'Night Mother debuttava a Cambridge, Massachusetts. L'opera è l'unico successo di Marsha Norman, ma non c'è nulla di cui vergognarsi: il dramma ha vinto il Pulitzer, è rimasto in cartellone a Broadway per quasi quattrocento rappresentazioni ed è stato riadattato in un film con Anne Bancroft e Sissy Spaceck, Una finestra nella notte. La prima londinese è avvenuta all'Hampstead Theatre nel 1985 e ora, trentasei anni dopo, il teatro ospita il primo revival del dramma sulle scene britanniche, un nuovo allestimento diretto da Roxana Silbert

Jessie è prossima ai quarant'anni ed è tornata da poco a vivere con la madre Thelma nell'America rurale. Non si può certo dire che la vita le abbia sorriso: è divorziata, il figlio è in prigione per furto e la sua grave epilessia le impedisce di trovare un lavoro. Questi sono alcuni dei motivi che l'hanno spinta a decidere di suicidarsi, come rivela alla madre. Thelma da prima non le crede, ma quando la donna si rende conto che la figlia fa sul serio cerca disperatamente di farle cambiare idea ricorrendo ad ogni argomentazione...

Se devo essere sincero, ammetterò subito che non ho mai amato 'Night Mother. Mi è capitato di leggere il copione un paio di volte nel corso degli anni e l'ho sempre trovato stucchevole, poco realistico e – francamente – un po' noioso. Ma del resto si sa, il teatro vive sulle scene e non sulla pagina: quello che magari non sembra funzionare durante una lettura può diventare autentica dinamite teatrale. Questo, sfortunatamente, non è il caso e ho rivisto sul palco dell'Hampstead le stesse pecche che ho letto nel copione, ma amplificate da una regia maldestra e un casting non propriamente riuscito. Il problema dei two-hander – le opere teatrali con solo due personaggi – è che i due attori devono essere perfettamente calibrati e dello stesso livello. Quando questo successo la pièce diventa pura magia e, come nel caso di Camp Siegfried, vedere due grandi attori riempire e occupare la scena è come vedere una finale di tennis tra campionissimi. Quando questo non succede, invece, è come guardare una partita di birra pong giocata da due persone prossime al coma etilico.

Stockard Channing (Thelma) e Rebecca Night (Jessie)

Rebecca Night non è certo una cattiva attrice, ma qui si trova a interpretare un ruolo che semplicemente non è adatto a lei.  La prima interprete di Jessie fu il Premio Oscar Kathy Bates e coloro che l'hanno vista nella parte ne parlano ancora con ammirazione. Il personaggio di Jessie le era stato cucito addosso e la Bates, che all'epoca aveva solo un paio d'anni più della Night, portava in scena una persona che era evidentemente arrivata al capolinea. Rebecca Night è semplicemente troppo giovane e bella per il ruolo e non riesce mai ad apparire come qualcuno a cui tutte le porte sono state sbattute in faccia. Al di là della bellezza e della giovinezza, all'attrice manca quell'aria consumata, quella sinistra determinazione che sorge quando si è in trappola: è, in poche parole, poco credibile nella parte. La regia della Silbert non aiuta per niente e spesso sembra non sapere cosa far fare alle sue due attrici, che vagano sul palco in cerca di uno scopo e non riescono a trovare il dramma dentro il dramma.

Se c'è un motivo per vedere 'Night Mother è sicuramente Stockard Channing. Noi la conosciamo tutti come Rizzo in Grease, ma la Channing è un'attrice di primissimo livello con una lunga carriera a Broadway. Candidata a sei Tony Award e vincitrice di uno, l'attrice porta un po' del pathos e del dinamismo di cui la pièce ha disperatamente bisogno e vederla affrontare ed elaborare la notizia dell'imminente suicidio della figlia vale comunque il prezzo del biglietto. Forse con una regista migliore e una co-protagonista al suo livello, la Channing sarebbe riuscita a salvare la serata e rendere questo revival di 'Night Mother un evento teatrale, ma non trovando l'aiuto che le serve riesce almeno a brillare come il proverbiale faro nella notte.

Anne Pitoniak e Kathy Bates in 'Night Mother all'American Repertory Theatre nel 1982


È interessante notare che per quanto la prima produzione del dramma di sia rivelata un trionfo, nessuno degli allestimenti proposti negli ultimi quarant'anni è mai riuscito ad eguagliarne il successo. Né la prima londinese, né il secondo allestimento di Broadway del 2002, né tantomeno il film hanno ottenuto le stesse recensioni o consenso di pubblico. La verità è che ora il testo sembra tenue, la dimensione psicologica un po' artefatta e, come l'interpretazione della Night, poco convincente. Nessuno potrebbe vedere oggi l'opera a teatro e pensare che abbi vinto il Pulitzer e sia rimasta in scena a New York per un anno consecutivo. Del resto succede, le opere teatrali, così come le opere letterarie, invecchiano come le persone: alcune meglio ed altre peggio. La longevità di un'opera teatrale è difficile da prevedere perché, a differenza di un romanzo o di una poesia, il suo successo dipende da un'infinità di fattori: dal cast alla regia, dal pubblico allo scenografo,  sono molti gli elementi che determinano il successo o il fallimento di un dramma. Il Master Class del compianto Terrence McNally fu un successo a Broadway nel 1995 e vinse il Tony Award alla migliore opera teatrale; quando fu riproposto a New York nel 2012 i critici furono concordi dell'affermare che neanche l'attrice più talentuosa avrebbe potuto salvare un testo tanto mediocre. Forse solo chi si è seduto su una poltrona del John Golden Theatre nel 1983 e ha visto Anne Pitoniak e Kathy Bates recitare nei panni di madre e figlia sotto la regia di Tom Moore può veramente dire di aver visto e amato 'Night Mother.  A noi purtroppo rimane solo un testo che, forse, andrebbe definitivamente archiviato.

In breve. Neanche Stockard Channing riesce a salvare il mediocre allestimento di un dramma da dimenticare. 

★★

venerdì 19 febbraio 2016

Rabbit Hole all'Hampstead Theatre


Quasi dieci anni dopo aver vinto il Premio Pulitzer per la drammaturgia, il capolavoro di David Lindsay-Abaire ha debuttato a Londra. L'Hampstead Theatre è rinomato per le sue produzioni di qualità, che hanno goduto un grande successo anche quando riproposte nel più commerciale West End: tra loro anche Judas Kiss con Rupert Everett, Mr Foote's Other Leg con Simon Russell Beale e un'altra commedia di Lindsay-Abaire, Good People, in scena nel West End nel 2014 con la sempre impeccabile Imelda Staunton. Ora è il turno di Rabbit Hole di commuovere le platee londinesi, come aveva già fatto a Broadway nel 2007 e con il suo omonimo adattamento cinematografico con Nicole Kidman e Aaron Eckhart.

A otto mesi dalla tragica morte del figlio, l'equilibrio di Howie e Becca fatica ancora a sistemarsi: il primo si crogiola nei ricordi, la moglie vorrebbe cancellarli definitivamente. Ma il mondo intorno a loro a va avanti: la sorella di Becca, Izzy, sta per avere un bambino e Jason, il ragazzo che non è riuscito a sterzare in tempo per evitare il piccolo Danny, chiede ai genitori in un lutto un'occasione per poter parlare con loro. Solo attraverso le infinite sfide di ogni giorno, Becca riuscirà ad accettare di prendere atto del proprio dolore e, forse, ricominciare a vivere una vita il più normale possibile.

Il dolore della perdita è qualcosa di difficilissimo da gestire non solo nella vita quotidiana, ma anche quando si prova a parlarne in film e romanzi. E' facile andare sopra le righe con scene in cui i personaggi si accusano ferocemente per la fatalità accaduta, si strappano i capelli e singhiozzano con il nome del caro estinto sulle labbra. Questo non è assolutamente il caso di Rabbit Hole che, anzi, colpisce per il modo molto contenuto con cui i personaggi affrontano le proprie emozioni. Non che siano aridi - anzi - ma sono persone che cercano di ricominciare a vivere, persone che cercano di tornare perfettamente funzionali. Leggendo un'intervista di Lindsay-Abaire, mi ha colpito come dicesse che anche le persone in lutto devono svuotare la lavastoviglie e fare la spesa: questa immagine è una perfetta metafora di Rabbit Hole, la storia di persone che provano ad essere di nuovo efficienti.

Claire Skinner e Georgina Rich

Questi sentimenti sempre a fior di pelle ma quasi mai chiaramente espressi sono difficili da portare in scena, ma Claire Skinner lo fa egregiamente nel ruolo di Becca. La sua performance è davvero straordinaria, non di quell'inutile virtuosismo che piace tanto a certi interpreti, ma così sottile da risultare ancora più devastante: quando alla fine dà sfogo alle lacrime trattenute per tutto lo spettacolo, l'effetto è incredibilmente potente. Ottimo anche il marito Howie di Tom Goodman-Hill e la bravissima Penny Downie nel ruolo di Nat, la madre di Becca. Anche Nat ha subito una perdita simile a quella di Becca, il figlio eroinomane si era suicidata alcuni anni prima, e la scena in cui parla con la figlia di come il dolore possa in qualche modo diventare confortante, quasi come un sostituto della persona che lo causa, è tra le più commoventi del dramma. Ruba la scena dei panni di Jason Sean Delaney: appena diplomato alla Royal Academy of Speech and Drama, il giovane attore è una sicura promessa. Un po' più legnosa Georgina Rich nel ruolo di Izzy, la sorella di Becca.

Grazie alla bravura del cast, alla salda regia di Edward Hall e alle belle scenografie di Ashley Martin-Davis, la produzione di Rabbit Hole all'Hampstead Theatre è una messa in scena ben riuscita e intensa dell'ottimo testo di Lindsay-Abaire.