Visualizzazione post con etichetta Barbican Centre. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Barbican Centre. Mostra tutti i post

sabato 2 ottobre 2021

Anything Goes al Barbican Centre


Nel loro nuovo album Love For Sale Lady Gaga e Tony Bennett ci deliziano con il divertente duetto You're the Top e non è la prima volta che i due mostrano il loro amore per Cole Porter. Già qualche anno fa l'improbabile coppia ci aveva regalato una nuova incisione del classico Anything Goes, il grande numero che chiude il primo atto del musical omonimo. Debuttato a Broadway nel 1934, Anything Goes è uno dei grandi classici intramontabili del teatro musicale ed è stato riproposto più volte a teatro su entrambe le sponde dell'Atlantico. Ciò che ha reso questo musical così popolare per oltre ottant'anni è un insieme di fattori: la colonna sonora di Porter annovera numerosi splendidi brani che, come ci ricordano Gaga e Bennett, sono stati interpretati da cantanti straordinari; il libretto di Guy Bolton, P. G. Wodehouse, Howard Lindsay e Ryssel Crouse (revisionato nel 1987 da Timothy Crouse e John Weidman) ci regala la più frizzante delle commedie musicali; la protagonista Reno Sweeney è uno dei ruoli più ambiti del genere e viene sempre interpretato da attrici più uniche che rare. Questo nuovo revival, già visto a Broadway nel 2011 e debuttato al Babrican Centre lo scorso agosto, non fa eccezioni e vede in Sutton Foster (al suo debutto sulle scene londinesi) una straordinaria protagonista.

La trama è semplice. Nei primi anni 30 la nave SS American attraversa l'Atlantico con un bizzarro assortimento di passeggeri che comprendono la showgirl Reno Sweeney, il gangster Moonface Martin e il giovane broker Billy Crocker, che cerca di conquistare la debuttante Hope Harcourt prima che convoli a nozze con Lord Evelyn Oakleigh. Nella migliore tradizione della commedia musicale, tutte le coppie finiscono per trovare l'amore con la persona giusta e ben tre matrimoni coronano l'inevitabile lieto fine.

Quando questo revival fu annunciato alcuni mesi fa il ruolo di Reno Sweeney avrebbe dovuto essere interpretato da Megan Mullaly (la Karen di Will & Grece), ma la grande attrice comica si è infortunata durante le prove ed è stata rimpiazzata all'ultimo minuto da Sutton Foster, la star di Broadway che aveva già interpretato la parte dieci anni fa a New York, vincendo così il suo secondo Tony Award. E bastano davvero pochi minuti per capire il motivo per cui la Foster si è affermata come una vera e propria leggenda a Broadway: i suoi tempi comici sono straordinari, così come l'energia che infonde in ogni numero musicale e ogni scene. L'attrice è quello che si chiama un triple threat, un'interprete che eccelle nelle tre discipline del canto, del ballo e della recitazione. La sua bella voce si presta perfettamente alle melodie di Porter, regalando così nuove ottime versioni di canzoni come I Get A Kick Out of You e Blow, Garbiel, Blow. Ma il suo capolavoro è la chiusura del primo atto, che la vede guidare la compagnia in un'esilarante versione del numero che dà il nome allo show: destreggiandosi tra tip tap, note da brivido e un sorriso a trentadue denti, Sutton Foster ci ricorda il significato della parola "star". E se non mi credete, guardate voi stessi!

Sutton Foster seduce Lord Evelyn (e il pubblico) durante il primo atto


Ci sono delle grandi performance che finiscono per mettere in ombra tutto il resto del cast, ma fortunatamente quella della primadonna non è una di queste: Sutton Foster non lascia indietro il resto della compagnia, ma la innalza al suo livello. Nel ruolo di Billy Crocker Samuel Edwards ci regala un protagonista maschile che fonde i tratti da mascalzone con quelli del vero innamorato: non imparta se canta You're the Top con Sutton Foster o duetta con Hope (l'ottima Nicole-Lily Baisden) sulle note di It's De-Lovely, Edwards ha voce, carisma e bella presenza – un protagonista davvero ideale.

Non da meno è Robert Lindsay nel ruolo di Moonface Martin, il "Pericolo Pubblico numero 13". Lindsay è poco noto all'estero, ma è un comico molto amato nel Regno Unito. E del resto non è difficile vedere il perché: prende tranquillamente il controllo della scena e ravviva ogni momento con un umorismo bonario che mette in evidenza come il suo personaggio sia un gangster disastroso. Il suo assolo Be Like the Bluebird dà al pubblico l'occasione di dimostrargli tutto il suo affetto, mentre il duetto con Sutton Foster Friendship mostra carisma e ironia da vendere.

Samuel Edwards e Robert Lindsay nel secondo atto

Il resto del cast non è all'altezza dei quattro protagonisti. Haydn Oakley (An American in Paris) è un Lord Evelyn che allo stesso tempo incarna lo stereotipo vivente dell'aristocratico britannico e si rivela un improbabile amante appassionato nella canzone The Gypsy in Me. Gary Wilmot, un altro beniamino del pubblico inglese, è Elisha J. Whitney, il capo di Billy intento a sedurre Evangeline Harcourt (una perfetta Felicity Kendal), la madre di Hope.

Se questo cast di primissimo livello riesce a brillare con tale intensità è sicuramente merito di Kathleen Marshall nel duplice ruolo di regista e coreografa: la Marshall eccelle in entrambe i ruoli e se da una parte riesce ad infondere nuova linfa ad un vecchio classico, dall'altra le sue vibranti coreografie ci regalano un puro stile anni trenta, con tanto di tip tap. Splendide anche le scenografie di Derek McLane e i ricchi costumi di Jon Morrell. Se gli ultimi diciotto mesi sono stati un mare tempestoso, navigare per un paio d'ore sull'SS American è davvero un balsamo per l'anima.

In breve. Chi ha detto che la perfezione non è di questo mondo chiaramente non ha mai visto questo revival di Anything Goes, in scena al Barbican fino al 6 novembre.

★★★★★

mercoledì 2 marzo 2016

Table Top Shakespeare: Riccardo II al Barbican Centre


La Forced Entertainment porta in scena al Barbican Centre l'opera completa di William Shakespeare per celebrare il quattrocentesimo anniversario della morte del più grande drammaturgo di sempre. "Che c'è di nuovo?" direte voi, "non è mai stato fatto prima?". In effetti sì, si fanno maratone di Shakespeare nello stesso modo in cui i nerd fanno maratone di Star Wars. Il punto è che la Forced Entertainment lo fa in modo un po' particolare: invece di attori e attrici, comuni oggetti di ogni giorno vengono usati per rappresentare i personaggi su un semplice tavolo di legno.

Così, nelle sapienti mani di Terry O'Connor, una bottiglia d'acqua diventa re Riccardo, un tozzo portacandele diventa John of Gaunt, una bottiglietta di salsa diventa Aumerle e così via. E, grazie alla profonda voce dell'attrice, la storia rivive - riadattata e riassunta - davanti alla piccola platea, con il fascino e il ritmo ipnotico di una favola misteriosa.

Quello di Table Top è un gradevole esperimento che utilizza un curioso stratagemma per raccontare le storie narrate da Shakespeare: certo, ci si stanca presta del trucco, ma il lavoro della Forced Entertainment dimostra ancora una volta la straordinaria duttilità del testo shakespeariano.

Un pezzo del Macbeth della Forced Entertainment

martedì 17 novembre 2015

Enrico V al Barbican Centre


Poche opere teatrali scaldano il cuore degli inglesi quanto Enrico V, un dramma storico capace di risvegliare sopiti ardori patriottici nel più tranquillo calzolaio di Leeds. Vuoi perché parla di un trionfo contro i tanto combattuti francesi, vuoi perché al grido di "Inghilterra e San Giorgio!" ci si lancia in battaglia e forse anche per il celebre discorso di San Crispino, Laurence Olivier ne realizzò un famoso film nel 1942 per scaldare gli animi delle truppe britanniche in Europa. Oggi questo spirito nazionalistico è meno richiesto e questa produzione sembra essere d'accordo: non virtù militare, ma umana.

Il Principe Hal è salito al trono con il nome di Enrico V e accampa diritti sul trono francese per via di lontane parentele. Il Delfino, indignato, risponde con un regalo degno di un re: un cesto di palle da tennis. Enrico allora decide di invadere la Francia e dopo una lunga campagna riesce a sconfiggere le truppe francesi ad Agincourt e sposare la figlia del Re di Francia, Katherine, sancendo una pace tra le due nazioni rivali.

Gregory Doran ha diretto questo nuovo allestimento della Royal Shakespeare Company con grazie ed ironia: messo da parte l'ardore nazionale, Enrico diventa una sovrano saggio che ama il suo popolo e vuole il meglio per il suo Paese. Alex Hassell è un bravo Enrico, forse un po' sotto tono nelle scene della battaglia, ma ottimo  nei momenti più umani e combattuti del personaggio. Simpatico il Pistola di Anthony Byrne e davvero impeccabile il coro, il "personaggio" interpretato da Oliver Ford Davies che svela i meccanismi metateatrali del dramma. Jennifer Kirby è davvero eccellente nel ruolo di Katherine, ha solo due scene ma la sua è probabilmente la performance migliore della serata.

Alex Hassell è Enrico V


Deludenti gli interpreti del resto della casata reale francese: Jane Lapotaire fatica nel ruolo della Regina Isabella, Simon Thorp è un dimenticabilissimo Re di Francia e Robert Gilbert è più irritante che altro nel ruolo del Delfino.

Per il resto, i costumi e le scenografie di Stephen Brimson Lewis sono semplici ma eleganti, come del resto lo è tutta la produzione. Privato del suo cuore guerriero, Enrico V al Barbican garantisce una serata molto piacevole ma forse poco incisiva.

★★½